Il nuovo contratto delle Funzioni Locali 2022-2024: un passo avanti parziale, tanti i nodi irrisolti

Il 3 novembre 2025 è stata siglata presso l’ARAN l’ipotesi di CCNL Funzioni Locali 2022-2024, firmata da CISL FP, UIL FPL e CSA, ma non dalla FP-CGIL, che ha giudicato l’accordo “inaccettabile” per l’insufficienza delle risorse e la mancanza di misure di valorizzazione professionale.

Il contratto prevede aumenti medi di 136 euro lordi al mese (+5,78%) e il conglobamento parziale dell’indennità di comparto, ma resta il divario con l’inflazione del triennio (circa 16%), con una perdita reale di potere d’acquisto stimata in 10 punti percentuali. Il fondo perequativo nazionale, operativo solo dal 2028 e riservato ai Comuni, è considerato tardivo e insufficiente.

Tra le innovazioni principali: progressioni in deroga prorogate al 2026, estensione delle Elevate Qualificazioni anche agli operatori, rafforzamento dell’Organismo Paritetico per l’Innovazione e nuove misure di welfare (patrocinio legale gratuito, malattie gravi escluse dal comporto, mobilità sostenibile, flessibilità oraria e lavoro agile). Il contratto introduce incentivi tecnici più ampi, premi per le gestioni associate e strumenti per affrontare la cronica carenza di personale (oltre 2.300 posti vacanti).

La parte più innovativa riguarda la connessione tra relazioni sindacali e transizione digitale, con l’apertura all’uso dell’intelligenza artificiale nei processi gestionali e nella formazione. L’IA può rendere la PA più efficiente e predittiva, ma richiede competenze nuove, etica pubblica e sicurezza dei dati.

Nel complesso, il CCNL appare come un contratto di transizione: avanza su organizzazione e innovazione, ma lascia irrisolti i nodi salariali e strutturali. Rappresenta una fotografia fedele della PA locale: consapevole delle proprie sfide, ma ancora troppo vincolata da risorse limitate e da una visione di breve periodo.